70 X 7 The Meal

Sono le 13.00 circa. Katia, la nostra curatrice, partita da Milano questa mattina, ci chiede notizie sulla situazione meteo: al momento c’è un sole splendente. Anche Lucy e Jorge a breve partiranno da Parigi. Attendiamo tutti in serata. Nel primo pomeriggio il tempo cambia improvvisamente: nuvole e pioggia, di colpo ci sembra di essere precipitati nell’autunno. In attesa degli ospiti, stiamo rivedendo gli ultimi dettagli prima della performance di sabato. Il termine ultimo per le prenotazioni è scaduto ieri ma molte persone continuano a chiamare e a chiedere se c’è ancora posto, la qual cosa non può che farci piacere. Alle 19.15 circa, insieme a Katia che è arrivata da pochissimo, andiamo a Lagonegro per attendere, alla fermata dell’autobus, Lucy e Jorge i quali, beffati dalle previsioni meteo su Napoli, dove sono atterrati, arrivano in tenuta quasi estiva. Conosciamo finalmente Lucy, dopo vari contatti via mail. Con Jorge, invece, avevamo trascorso alcuni giorni durante il sopralluogo nel 2018. Adesso il gruppo è al completo e pronto per ritornare a Latronico e andare a cena. Breve sosta al b&b, da Maria Carmela, per lasciare i bagagli e poi dritti da Francesca che, sempre sorridente, ci accoglie e ci propone un ottimo cibo. Brindiamo a questo nuovo incontro e diamo il benvenuto ai nostri artisti. Un passaggio dalla piazza con relativo selfie e poi si va a riposare.

Lucy e Jorge, insieme a Gaetano e a Vincenzo (che farà le riprese video), questa mattina si recheranno a Maratea, all’Istituto Alberghiero, per incontrare gli studenti e i docenti che si occuperanno della preparazione della tavola e delle pietanze durante la performance 70 X 7 The Meal. I nostri due ospiti non hanno mai visitato Maratea e la vista sul mare li colpisce. Ma, più di tutto, sono i ragazzi e i loro insegnanti a entusiasmarli. Vengono accolti prima al bar e poi nelle cucine della scuola, intervistati da alcuni di loro più audaci per via della lingua, e poi coinvolti nella preparazione di alcuni piatti. Lucy si presta come cuoca con grande piacere: i ragazzi la guidano nella preparazione della pasta fatta a mano e lei, grazie alla grande passione per la cucina, apprende velocemente. Alla fine tanto impegno non può che essere premiato con una magnifica degustazione. Nel frattempo, al museo, Katia e Rosita continuano a lavorare e a verificare che tutto sia pronto per domani sera. Nel pomeriggio il gruppo di lavoro si ritrova al MULA+; arriva anche Luca, ci siamo tutti ed è questo il momento giusto per aprire finalmente la tovaglia che Lucy e Jorge hanno portato ieri da Parigi. Siamo impazienti e l’attesa non viene delusa, anzi, la tovaglia è davvero una meraviglia! Due lunghe strisce coloratissime, diversi frutti e ortaggi serigrafati, ci lasciano sbalorditi. Siamo davvero contenti e non la smettiamo più di girarci intorno e fotografarla. Questo momento e questo entusiasmo meritano un brindisi: a noi tutti, al lavoro fatto insieme, alla tenacia che ci ha permesso di arrivare fin qui. Ragioniamo a lungo, tutti insieme, sulla possibilità di allestire, domani sera, la tavolata all’interno del museo, anzichè fuori, come previsto. Non è una decisione semplice da prendere, ma avevamo già messo in conto questo piano B, considerate le temperature serali degli ultimi giorni e la particolare ubicazione del MULA+ nei pressi delle sorgenti. Facciamo tutte le valutazioni e scegliamo una via intermedia: aperitivo fuori e cena dentro. Convinti della nostra decisione possiamo andare a mangiare qualcosa tutti insieme.

È il grande giorno. Ci vediamo sul presto tutti al MULA+. A breve arriveranno i ragazzi del service, insieme a Salvatore, per montare e poi Massimo e Guido che dovranno allestire il grande wallpaper che coprirà l’intera facciata del museo, disegnato appositamente dagli artisti e stampato qui, sul posto. Per fortuna il tempo è dalla nostra parte: il sole ci irradia. Massimo e Guido, a dir la verità, non ne sono proprio entusiasti, lavorare sotto il sole non è il massimo per loro (e hanno ragione) ma noi, senza dirlo ad alta voce, gioiamo dentro. I passanti sono meravigliati e incuriositi da tutto questo trambusto, chiedono informazioni, vogliono sapere cosa stia succedendo. Alle 14.00, dopo vari ripensamenti, modifiche, interruzioni e riprese, il wallpaper è pronto. Che splendore! Come la tovaglia e i piatti, anche qui è il colore e la molteplicità delle forme a prevalere: fiori in questo caso, fiori dai colori sgargianti, tanti fiori. Lucy e Jorge Orta da tempo portano avanti questo lavoro che ha come obiettivo indurre a riflettere sulla necessità di preservare la biodiversità del pianeta. E il Pollino, così ricco di specie vegetali, rappresenta uno scrigno in questo senso. Ancor di più, oggi, percepiamo la fortuna di vivere in un posto come questo. Siamo paghi di ciò che i nostri occhi possono vedere in questo momento e la fatica per arrivare fin qui meriterebbe un lauto pasto ma è tardi, non ci siamo accorti delle ore che passavano e non abbiamo più tanto tempo, perciò l’unica chance è chiedere a Felice, il dirimpettaio che gestisce un minuscolo emporio (dove trovi veramente di tutto) e che tante volte in questi anni è venuto in nostro aiuto, di interrompere il pisolino pomeridiano e fornirci taralli, formaggio, olive, salame e frutta. Con la disponibilità e la gentilezza che lo contraddistinguono, scende giù in bottega in fretta e senza farcelo pesare minimamente. All’ombra delle vecchie robinie, che circondano il museo, consumiamo il veloce pasto mentre continuiamo ad ammirare la facciata laterale del museo che, per un giorno, avrà un aspetto insolito. Una breve pausa per rimetterci in sesto ci vuole, prima che arrivino gli ospiti. Ci rivedremo al MULA+ verso le 17.00, non senza aver prima rintracciato Stefania che, in tarda mattinata, è arrivata da Priverno appositamente per la performance e che ci sta aspettando. I primi ad arrivare sono gli studenti dell’Istituto Alberghiero, insieme ai docenti e poi, alla spicciolata, Paolo e Luca da Matera, Agnese e Antonio da Rionero in Vulture, Annalisa e Enrico da Potenza, come gli amici dell’associazione La luna al guinzaglio Sara e Mariano, e poi, mano a mano, i tanti ospiti provenienti da diversi luoghi d’Italia (Grosseto, Locorotondo, Napoli) e della Basilicata (Ferrandina, Maratea, San Costantino Albanese, Viggianello, Lagonegro, Lauria, Episcopia, Castelluccio, Latronico ovviamente). Durante la cena si uniranno a noi anche degli amici di Lucy e Jorge, provenienti da Londra. Vorremmo nominarli tutti, uno per uno, per testimoniare la gioia e la gratitudine di averli avuti con noi, ma sono veramente tanti. Mentre alcuni studenti preparano l’aperitivo all’esterno, altri, futuri chef e camerieri, iniziano a preparare la sala e ad apparecchiare. Ed è subito una pioggia di click, foto e videocamere che, seguono, passo passo, questo fatidico momento. 100 posti a sedere, 100 piatti disegnati appositamente per questa occasione dagli artisti, così come la tovaglia sulla quale vengono poggiate delle candele e, per ogni posto, un cartoncino con su scritto il menu, qualche parola sulla performance e uno spazio bianco per annotare, insieme a una matita. Perchè non si tratterà solo di mangiare. Durante la cena alcune persone, invitate da noi, prenderanno la parola e ci parleranno del Parco del Pollino (Egidio Calabrese), delle piante officinali usate come integratori (EVRA), dell’importanza delle biodiversità nell’alimentazione (Mirella Nicodemo), di progetti realizzati con le scuole, su questi temi, e da realizzare (Annamaria Fazzeri). E da quelle parole ci auguriamo che emergano altre riflessioni tra i commensali, i quali vengono invitati a sedersi vicino a persone sconosciute proprio per stimolare lo scambio e far diventare la performance un’occasione per aprirsi al nuovo, conoscere altre persone, confrontarsi sui diversi punti di vista. Un invito che viene raccolto da tanti, ad esempio da Essa e Muhammed, entrambi gambiani, che vivono a Latronico da alcuni anni e che stasera si sono ritrovati a tavola vicino a persone mai incontrate prima. La cena è stata preparata con prodotti particolari che, pur essendo stati, secoli fa, importati da altri luoghi, hanno trovato anche qui in Basilicata le condizioni ottimali per crescere e sono considerati a tutti gli effetti prodotti del territorio per la storia che portano con sè e per le caratteristiche che hanno assunto, ad esempio famosi peperoni di Senise, i fagioli e le melanzane di Rotonda, i cosiddetti pomodori del Pollino. A questi sono stati accostati numerosi formaggi, il pesce in onore di Maratea dove ha sede la scuola che ha curato la preparazione delle pietanze, tre tipologie di pane e infine i dolci. Il tutto accompagnato dal vino di Roccanova, l’acqua solfurea presa direttamente dalla fonte accanto al museo e l’ottima e sicura acqua del rubinetto. La cena va avanti in un clima gioioso, conviviale, tra volti sorridenti e parole garbate. Anche i ragazzi che hanno servito ai tavoli si mostrano soddisfatti e gratificati dai tanti complimenti e applausi, così come i docenti che li hanno accompagnati. Restiamo fino a tardi a parlare, con Lucy, Jorge, Katia in mezzo a noi, con gli ultimi tenaci ospiti che alla fine decidono di aiutarci perfino a sparecchiare. E poi arriva, inesorabilmente, il momento dei saluti. Ma stasera andremo a letto felici perchè felici, almeno per qualche ora, erano le persone che insieme a noi hanno vissuto questo memorabile momento. Perchè tutti insieme eravamo davvero una bella opera d’arte, come ci ha insegnato Jorge Orta.

Oggi è domenica ma non possiamo restare a letto a poltrire. Bisogna scendere giù al museo per sistemare e pulire, cacciare fuori tavoli e sedie, distribuire tra amici e parenti il cibo avanzato ma ancora buono. Alle 9.00 dovrebbe arrivare anche Salvatore per tirare giù il wallpaper e smontare l’“americana”. Insomma bisogna ripristinare lo status quo. Ben presto ci raggiunge Luca (sappiamo quel che gli è costato essere qui stamattina!!) e poi, piano piano, Lucy, Katia, Jorge e Stefania. Prima di ripartire passano a salutarci i nostri cari amici Anna Felicia, Iolanda e Angelo, che gestiscono la libreria per bambini 365 Storie, a Matera, e che spesso sono presenti durante le nostre attività. Vengono a salutarci anche Sara e Mariano, che oggi hanno deciso di concedersi una bella vacanza a Maratea. Tra pulizie, cose da rassettare e una parola e l’altra, si è fatto mezzogiorno e Katia deve andare a prendere l’autobus. La accompagnerà Luca. Ci salutiamo, sapendo che già da domani dovremo iniziare a lavorare per la prossima, e ultima, azione del progetto Ka art. All’ora di pranzo ci trasferiamo sulla terrazza dell’hotel che si trova nei pressi del museo. Ci arriviamo camminando lungo la strada dove si trovano le grotte di Calda e dove ci fermiamo qualche attimo. Jorge e Lucy sono curiosi, vorrebbero visitarle ma purtroppo non c’è il tempo per farlo. Daniela ci prepara un ottimo primo e della frutta. Ci basta per placare la fame. Per colmare gli occhi, invece, (complice la bella giornata) è sufficiente il paesaggio che abbiamo di fronte e tutto il verde che copre montagne e valli. Jorge è ammirato da tutto questo e, mentre assapora una fetta dolcissima di anguria, ci racconta della sua infanzia a Rosario (Argentina) dove, insieme agli altri bambini, erano soliti aspettare con impazienza i grandi camion carichi di questo frutto, che lui adora e che mangia con gusto. Da lì inizia a parlare della sua arte, dei lavori fatti in Argentina prima di venire in Europa, e di come la situazione politica e sociale di un paese possono influire sulla produzione artistica. Alle 15.15 siamo in piazza, da dove partirà l’autobus per Napoli. E poi da lì il volo per Parigi, mentre Stefania proseguirà per Priverno. Durante i saluti capita spesso di trasformare l’addio in un arrivederci, promettendo di rincontrarsi, prima o poi. Succede anche oggi ma qualcosa ci dice che stavolta accadrà davvero.