Ritratti di umanità

2 OTTOBRE 2018

È quel “grazie di essere venuti” a sciogliere ogni tensione, a illuminare la giornata. Fino a quel momento eravamo stati tormentati da mille preoccupazioni (superflue, col senno di poi), ma il sorriso di Elvira Dones al suo arrivo in aeroporto, e quelle sue parole, ci hanno dato subito la certezza che tutto sarebbe andato per il meglio. Irrazionale, certo, non possiamo negarlo, eppure riscontrabile nella vita di ciascuno: ci affidiamo a piccoli dettagli, perché sono quelli a fare la differenza.

Da quel “grazie” in poi è stato tutto facile, pioggia a parte. E sì, perché quella si è fatta viva già nel primo pomeriggio, mentre aspettavamo all’aeroporto il gruppo dei torinesi, e non ci ha lasciato più fino al 6 ottobre.

Dopo il caffè, Elvira inizia a parlare e noi, incantati, ad ascoltarla; parla dell’Albania, ovviamente, della Svizzera, degli Stati Uniti, dei tanti luoghi in cui ha vissuto. Il suo racconto, di tanto in tanto, si arricchisce di vocaboli inglesi, ma il suo italiano é perfetto e curato, del resto da tempo ha scelto di scrivere nella nostra lingua. E chiede. Chiede a noi dei paesini arbëresh, della nostra terra, vuole sapere, è curiosa, non vede l’ora di poterli visitare. Le illustriamo il programma per i prossimi giorni, è contenta e impaziente. Passano circa due ore, ma quel tempo non pesa, è alleggerito da sorrisi, aneddoti, particolari. Restiamo tutto il tempo in piedi, fuori all’ingresso principale dell’aeroporto, per permetterle di fumare, senza avvertire la stanchezza. É un’affabulatrice nata, lei.

L’arrivo (dopo il consueto ritardo aereo) di Marco Cazzato, insieme ad Anastasia Frandino ed Elena Notarangelo, ci fa tirare un sospiro di sollievo: il gruppo è finalmente al completo! Facce sorridenti, cordiali, parole garbate, ci danno immediatamente una sensazione di tranquillità. Dopo giorni trascorsi a domandarci come sarebbe andata e come si sarebbero mostrate queste persone, viviamo questo momento come un piccolo premio.

Il nostro pulmino, grazie al quale nei prossimi giorni ci sposteremo tutti insieme da un paese all’altro, si avvia finalmente in direzione Basilicata. Durante il viaggio si chiacchiera, ci si conosce, ciascuno racconta di sé.

Marco osserva attentamente, è evidente che il suo occhio, tra una parola e l’altra, rimane vigile, attratto probabilmente dal paesaggio e dai colori che, nonostante la nebbia, si intravedono dai finestrini.

Dopo due ore di viaggio arriviamo a Latronico. Breve sosta al B&B, dove ad accoglierci ci attende Giusy, e poi dritti al ristorante, da Francesca e Valerio, per la cena. La fame a questo punto è tanta e la cucina lucana riempie lo stomaco ma soddisfa anche il palato: mischiglio della contea di Chiaromonte, baccalà e peperoni cruschi (che, insieme alla pioggia, saranno nostri compagni fedeli durante il cammino) sono il miglior benvenuto per questi graditissimi ospiti.

3 OTTOBRE 2018

All’arrivo San Paolo Albanese ci accoglie e ci avvolge nel suo silenzio, poi lentamente si lascia scoprire. Durante la sosta al bar incrociamo i primi sguardi; non sembrano sorpresi e neppure infastiditi, piuttosto avvezzi al forestiero. Strano, ma questo piccolo centro, poco più di 250 anime, negli ultimi decenni, ha visto alternarsi studiosi, turisti, fotografi, curiosi. Sono soprattutto le “sette farfalle” (così le sentiremo chiamare più tardi) a destare attenzione, le sette anziane signore che ancora indossano quotidianamente l’abito tradizionale. A lungo andare, probabilmente, San Paolo ha risentito di questo nostro sguardo, sempre alla ricerca di “fenomeni” da immortalare. Perciò, oggi tocca a noi pagare il prezzo di tanta invadenza: le signore non si lasceranno intervistare. E, nonostante l’inevitabile delusione, sentiamo che è giusto così.

In compenso potremo visitare il paese e Rosangela è lì per guidarci, cordiale e disponibile come sempre.

I nostri passi risuonano, mentre attraversiamo i vicoletti che ci portano alla chiesa e, dopo, al piccolo museo della cultura arbëreshe. Il racconto di Rosangela è minuzioso: la fuga dall’Albania e l’eroe nazionale Skanderbeg, il simbolismo delle icone, dei rossi, dei blu e del color oro, il rito greco bizantino e il rapporto con la chiesa cattolica, la lavorazione della ginestra e tanto, tanto altro. Traspare non solo la sua vasta conoscenza, anche l’enorme passione per l’arte, la cultura, la storia di questo posto, fondato da profughi albanesi cinque secoli fa. Ascoltiamo ininterrottamente per circa tre ore; di tanto in tanto ci appassioniamo allo scambio (con qualche passaggio in lingua albanese) tra Elvira e Rosangela. Gli arbëresh non parlano l’albanese odierno, ovviamente, ma lo comprendono abbastanza, ed è affascinante, per certi aspetti quasi surreale, vedere passato e presente a confronto diretto.

Marco ascolta, si muove nello spazio, esplora e nel frattempo disegna. La sua è una presenza delicata, silenziosa. Usa lo strumento che meglio conosce, il disegno appunto, per fissare nella memoria i particolari. Ogni tanto lo scoviamo seduto in un angolo con matita e blocco da disegno in mano. Lo guardiamo, lo fotografiamo, e un po’ (diciamocelo) lo invidiamo per questa grande abilità.

Salutiamo Rosangela quando è già tardi. Andiamo via portando le tante sollecitazioni che, tempo permettendo, avremmo potuto approfondire ancora, ma Enzo e Filomena ci stanno aspettando al rifugio, in montagna, per la pausa pranzo. Ci arriviamo percorrendo una via tortuosa e piena di buche, per l’occasione velata dalla nebbia, ma il premio è una tavola che straborda di colori e sapori. Non c’è ospite che possa resistere di fronte a tanta bontà. Ciò che rende speciale questo luogo non è solo la cucina di Filomena, anche il suo sorriso, la sua dolcezza che trova l’opposto e il complementare nella bonaria, generosa e simpatica rudezza di Enzo.

Dopo l’ottimo pranzo ci avviamo a piedi lungo il sentiero che dal rifugio porta alla Timpa di Pietrasasso. La nebbia, oggi, rende i contorni meno netti ma regala al bosco un tono fiabesco. Per strada ci fermiamo a osservare da vicino alcune piante, gli agrifogli in particolare che qui sono rigogliosi, e diverse piante officinali di cui il Pollino è ricchissimo.

Nel pomeriggio ci attende il primo incontro con una persona che vive a San Costantino Albanese, che ci racconterà la sua storia che, insieme ad altre, andrà a formare quei ritratti di umanità, scopo di questo cammino. E’ stata Mimma a fare da mediatrice e a metterci in contatto, ed è lei ad accompagnarci. Elvira raccoglierà queste storie e ne farà dei racconti, Marco invece esprimerà immagini, illustrazioni.

Veniamo ospitati con molto calore in una casa nel centro del paese; il piccolo soggiorno è affollato: anche le vicine di casa sono venute a condividere questo momento, a sorseggiare un tè di montagna con miele e limone (quanta gioia sul viso di Elvira quando ha sentito nominare questa bevanda, così diffusa in Albania), ad ascoltare una storia di vita intensa, commovente, bella. Non potevamo chiedere di più.

Lasciamo San Costantino intorno alle 20:00, quando è ormai buio. Durante il viaggio di ritorno siamo piuttosto silenziosi, forse per la stanchezza o forse perchè le parole ascoltate questa sera chiedono che si faccia loro spazio.

4 OTTOBRE 2018

Partiamo di buon mattino per Matera, ci attendono circa due ore di viaggio. Il clima in macchina è allegro, contrariamente a quello meteorologico; il sole oramai sembra essersi dimenticato di noi. Facciamo finta di non accorgerci della pioggia e continuiamo a parlare del nostro lavoro, del progetto Ka art, dell’Albania. Marco e Gaetano, seduti sui sedili anteriori, confabulano, il rumore di sottofondo del motore non lascia trapelare i loro discorsi nelle retrovie.

Attraversiamo la strada statale Sinnica, poi la Jonica, due strade provinciali, passando in mezzo a paesaggi molto diversi: la fiumara lascia il posto al lago che lascia il posto ai calanchi, fino a intravedere la gravina. A quel punto sappiamo di essere poco distanti da Matera.

Breve pausa caffè alle porte della città e poi dritti alla ricerca di un parcheggio. La vetrina di una libreria richiama la nostra attenzione, non possiamo non entrare, anche perchè gli ospiti desiderano comprare libri e film sulla Basilicata, vogliono conoscere di più la nostra terra così come è stata raccontata da registi e scrittori. E questa è l’occasione buona per farlo.

Ci incamminiamo verso la piazza principale per il rituale affaccio sui Sassi, la visita al Palombaro e poi ci dirigiamo verso Palazzo Lanfranchi e il Museo Ridola. La bellezza di Matera non lascia indifferenti i nostri ospiti.

Dopo una brevissima pausa pranzo, visitiamo la Cattedrale e subito dopo l’Open Design School, dove ci aspettano per un sopralluogo. I nostri ritmi oggi sono piuttosto serrati, la proverbiale, a volte mitologica, lentezza meridionale deve necessariamente cedere il passo alla rapidità.

Ripartiamo da Matera intorno alle 16:30; sulla strada del ritorno abbiamo ancora una sosta da fare per un secondo incontro: ci fermiamo a Chiaromonte per incontrare una donna che ha saputo, tra mille difficoltà, prendere in mano l’azienda di famiglia e dare un indirizzo preciso al suo lavoro. Nel suo spazio di lavoro veniamo sopraffatti da stimoli sensoriali di ogni genere e, soprattutto, dal suo racconto che evidenzia una determinazione non comune. Il senso di ospitalità dei lucani non viene smentito: Elvira, Marco, Anastasia ed Elena ne restano affascinati e continuano a parlarne per tutto il viaggio che ci riporta a Latronico.

A tavola l’attenzione si sposta sulla scena politica nazionale, rispetto alla quale Marco, educatamente, si infiamma, mostrando un lato di sé finora insospettato. Stasera è lui a tener banco, l’argomento evidentemente lo preoccupa, come preoccupa tutti noi.

5 OTTOBRE 2018

L’ultima giornata da trascorrere insieme inizia con qualche incertezza. Nei giorni passati Marco aveva espresso un desiderio: ci teneva tanto a vedere i pini loricati e noi ci tenevamo veramente a fargli questo regalo; abbiamo scongiurato in ogni modo piogge e temporali, evitando di nominarli, ma le previsioni non sono proprio buone e non possiamo rischiare. Però ci va di stare ancora in mezzo alla natura, di respirare un po’ di bosco, così cambiamo programma e ce ne andiamo a Bosco Magnano. Dopo mezz’ora siamo lì, in mezzo a ontani, pioppi, salici, querce e faggi. Camminiamo costeggiando il torrente Peschiera, accompagnati dal suono dell’acqua. Sostiamo in alcuni punti a osservare l’ambiente, senza sprecare tro

L’ultima giornata da trascorrere insieme inizia con qualche incertezza. Nei giorni passati Marco aveva espresso un desiderio: ci teneva tanto a vedere i pini loricati e noi ci tenevamo veramente a fargli questo regalo; abbiamo scongiurato in ogni modo piogge e temporali, evitando di nominarli, ma le previsioni non sono proprio buone e non possiamo rischiare. Però ci va di stare ancora in mezzo alla natura, di respirare un po’ di bosco, così cambiamo programma e ce ne andiamo a Bosco Magnano. Dopo mezz’ora siamo lì, in mezzo a ontani, pioppi, salici, querce e faggi. Camminiamo costeggiando il torrente Peschiera, accompagnati dal suono dell’acqua. Sostiamo in alcuni punti a osservare l’ambiente, senza sprecare troppe parole, solo quelle necessarie. Anche quando sei in gruppo questo luogo induce alla riflessione, al silenzio, alla solitudine. Non accade spesso, purtroppo, solo se la sensibilità di chi ti accompagna è elevata, e oggi va così per fortuna. Ci spostiamo lungo il Sentiero delle Pietre Tonanti, dove il suono dell’acqua è così forte da sovrastare gli altri, tranne quello dei tuoni che arriva da lontano.

E visto che ormai è ora di pranzo, riprendiamo il sentiero e ci concediamo una pausa.

Le due anziane sorelle che incontriamo nel pomeriggio, a Latronico, per ascoltare la loro storia, lasciano di stucco Elvira e Marco. Che tempra, quanta energia e forza di volontà! Due ore di narrazione intensa, senza caduta di ritmo.

A cena ritorneremo spesso sul loro racconto, commenteremo più volte la loro grande disponibilità e ci soffermeremo su quelle minuzie che hanno reso, ancora una volta, l’incontro speciale.

E’ tempo di saluti e di festeggiamenti, Gaetano oggi compie gli anni e i nostri ospiti hanno voluto regalargli la torta. Brindiamo a lui e al nostro incontro qui in Basilicata.

6 OTTOBRE 2018

È il giorno della partenza, siamo tutti un po’ dispiaciuti, in questi giorni abbiamo trascorso un buon tempo insieme e ci dispiace lasciarci. Sappiamo che ci rivedremo presto, ci attende un bel lavoro e siamo felici di poterlo condividere. Partiamo ancora una volta tutti insieme da Latronico verso Napoli, dove Anastasia, Elena, Elvira e Marco prenderanno l’aereo.

Alle 12.30 lasciamo loro in aeroporto e riprendiamo la strada di casa. Siamo scarichi adesso, come dopo aver fatto un esame. Scarichi ma grati, soprattutto per la bella umanità che abbiamo avuto la fortuna di trovare sulla nostra strada.

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