La vi(t)a selvatica in cammino con Matteo Caccia

Ritorniamo all’aeroporto di Lamezia Terme dopo alcuni mesi. La volta scorsa, a ottobre, eravamo venuti qui a prendere Elvira Dones, Marco Cazzato, Elena e Anastasia del Circolo dei Lettori di Torino. Questa volta siamo pronti ad accogliere Matteo Caccia e Francesca Alessandria. Lui, conduttore radiofonico del programma Pascal di Radio2, scrittore e attore; lei, invece, addetta alla segreteria organizzativa del Circolo dei Lettori. Insieme, da domani, per quattro giorni, percorreremo le strade della Basilicata. Abbiamo scelto quattro tappe, quattro luoghi significativi accomunati da un tema: l’acqua. Domani saremo nella Riserva Naturale Orientata di Bosco Magnano, dopodomani nei Calanchi di Aliano, poi nel Bosco Pantano di Policoro e infine arriveremo a Matera. L’aereo arriva puntuale e i nostri ospiti sorridenti. Il tempo di uno spuntino e ci rimettiamo in macchina. Durante il viaggio chiacchieriamo, iniziamo a conoscerci. Dopo un paio d’ore siamo a Latronico, in piazza, nel bar di Anna e la prima persona che incontriamo è il sindaco che ci offre un caffè. Accompagniamo Francesca e Matteo al B&B ma ci diamo appuntamento dopo meno di un’ora perché entrambi, prima della cena e del buio, desiderano vedere l’opera Earth Cinema di Anish Kapoor. Andiamo a cena da Francesca e Valerio, dove ci raggiunge Luca, poi a letto a presto, meglio riposare, nei prossimo giorni ci aspetta un lungo cammino.

Riserva naturale orientata di Bosco Magnano

I partecipanti al cammino arrivano puntuali. Sono le 9:45 e, dopo un giro di presentazioni, andiamo dritti verso il punto di confluenza del Torrente Peschiera nel Fiume Frido. Molti di noi sono nati e cresciuti in questi luoghi ma quanti particolari ci sfuggono! Dopo oggi ne sapremo tanto di più, un bagaglio di informazioni su questa oasi naturale, immersa nel verde di una vegetazione copiosa, sregolata e selvaggia. Ci disponiamo quasi in cerchio. Matteo Caccia si presenta, parla dei programmi radiofonici da lui curati. Raccogliere e raccontare storie, storie di vita quotidiana, episodi minuti, è diventato il suo lavoro: esistenze diverse, accomunate dal desiderio di condividere parte della propria vita. “Raccontare una storia di vita - dice Matteo - è un atto politico. Un modo per fare vedere alle persone, ma anche a te stesso, che non accadano solo a te, perché non sei al centro del mondo e non sei solo al mondo. La stessa cosa, bella o brutta che sia, è già successa a qualcun altro.”

Matteo sa come arrivare alla gente, gli riesce davvero molto bene. La sua esperienza di “quasi attore” è intuibile, la sua simpatia, dietro la quale si cela una mente brillante, ci colpisce e affascina. Sin da subito ci parla di Ugo, il suo cane, della convivenza con lui e del loro rapporto.

Ci chiede di inviargli, al termine di questa giornata, o nelle prossime settimane, qualche racconto che questo luogo evocherà. Non è importante la modalità che sceglieremo di adottare e non è un imperativo, semplicemente un invito, un modo attraverso il quale creare un “legame”.

La stessa natura, che qui ci avvolge, vuole che gli elementi di cui si compone comunichino tra loro per poter creare un ecosistema, per poter funzionare bene, insieme. E allora ci predisponiamo in modo che la frenesia ci abbandoni.

Lo scroscio dell’acqua del torrente ci accompagna durante il tragitto, a volte più forte, a volte lo percepiamo distante. La natura incontaminata fin da subito ci riconduce a un’originaria spensieratezza. Carmela, di tanto in tanto, viene fuori con i suoi flashback di antiche tradizioni. Angela e Sofia, madre e figlia, parlano delle loro tante esperienze di viaggio. Luca si emoziona davanti alla bellezza dei luoghi, fiducioso in una loro rinascita. Luciana segue il gruppo silenziosa ma attenta. Uniti in questo cammino, scopriamo i diversi tipi di fauna e flora che il luogo ospita; racconto dopo racconto “sfogliamo” quegli alberi. Riusciamo a vedere solo le tracce che gli animali, schivi, lasciano; e delle tracce, probabilmente, lasceranno anche le nostre parole nel ricordo di ognuno.

Tra il saluto al tricottero e quello ai cervi, che, bonariamente, ci hanno accolti dopo averci con perizia studiato, abbiamo conosciuto e imparato il significato del termine “anastomosi” vale a dire “unione” e questo grazie al plurisecolare Faggio.

All’inizio di questa giornata non eravamo altro che “perfetti sconosciuti”, ma alla fine sentiamo di essere più ricchi, di aver ritrovato un po’ di pace e serenità anche grazie agli altri. L’entusiasmo è palpabile e siamo solo all’inizio! Alle 16:30 ci dirigiamo verso le auto, alcuni di noi devono tornare a casa. Dopo una pausa al bar ritorniamo sul nostro furgoncino grigio, pronti per rientrare a Latronico.

Calanchi di Aliano

Alle 8:40 siamo in partenza.

Arrivare ad Aliano è un po' come fare un tuffo nel passato e allo stesso tempo si ha la sensazione non di aver cambiato paese, bensì pianeta! Dopo una strada in salita, ci è apparso di fronte, circondato da Calanchi, frutto dell’azione erosiva dell’acqua. Come Carlo Levi, inviato qui per un periodo di confino, non si può non subire il fascino di questo territorio: un agglomerato di case arroccate, edificate al di sopra di una superficie quasi “lunare” fatta di argilla.

Una volta raggiunto il punto di raccolta, nella piazzetta davanti al Comune, incontriamo i tanti partecipanti al cammino e proprio lì ci aspetta Mimma, la nostra guida, che ci conduce alla piccola Pinacoteca Carlo Levi, dove si trova la mostra permanente di litografie, lettere, documenti, disegni di Carlo Levi. Subito dopo, visitiamo la casa dove visse. Il terrazzo, con la sua vista ampia e meravigliosa, per un attimo ci fa dimenticare che in passato questo era un luogo di esilio.

Le parole di Carlo Levi e le immagini esibite sulle facciate delle “case con gli occhi”, a mo’ di memorandum, ci ricordano le nostre radici nonché le origini di migranti. Siamo pervasi da un profondo senso di empatia. Il cammino acquisisce un senso allora, diventa una tecnica di resistenza rispetto all’impersonalità dei giorni nostri. Ci rechiamo al cimitero, dove si trova la tomba di Carlo Levi, per omaggiare quest’uomo che, dopo l’esilio, più volte ritornò qui e scelse di rimanere in questa terra per sempre, dopo la morte.

Ritorniamo in piazza e intorno alle 13:30 decidiamo che abbiamo troppa fame per fare una passeggiata tra i calanchi a stomaco vuoto, così consumiamo il pranzo al sacco e anche dell’ottimo pecorino che i nostri amici di Molfetta, Daniele e Gianluca, ci offrono; attimi di convivialità e di socializzazione. Ka art è soprattutto questo: camminare in comitiva, raccontarsi, pensare; ognuno partecipa con il proprio contributo, dimostrando che l’uomo non è fatto per vivere da solo; a testimoniarlo è la sorte di un paesino lucano quasi fuori dal mondo che, nel corso dei secoli, non è riuscito a isolarsi. Lo “straniero” diventa parte integrante del tessuto sociale di una comunità che fino a qualche anno prima nemmeno conosceva. L’ospitalità della popolazione si respira nell’aria, insieme al profumo della sua cucina. I luoghi ci raccontano delle storie e noi visitatori gliene doniamo delle altre, quelle che, inevitabilmente, rievocano in noi.

Arriviamo nei Calanchi nel primo pomeriggio. Lasciamo le auto e proseguiamo a piedi per un lungo tratto. L’atmosfera qui è magica, il verde brillante delle colline incontra questo grigio arido, dove però crescono le ginestre e molte altre piante. Alcuni Calanchi ci ricordano i crateri della superficie lunare, altri invece sono simili a denti aguzzi come quelli di uno squalo. Il silenzio ci commuove e impressiona.

Ci sediamo. È l’ora del “momento Caccia”: Matteo racconta aneddoti, noi altri facciamo qualche ripresa e qualche foto. Restiamo come incantati ad ascoltare quelle storie.

Alle 16:00 circa ci salutiamo, ci scambiamo i numeri di telefono, scappa anche qualche invito.

Questa sera dormiremo qui ad Aliano, perciò appena rientrati in paese ci rechiamo dalla mitica Contadina Sisina. Sisina da quarant’anni anni offre ospitalità e buon cibo ai visitatori, e lo fa con garbo e umiltà, con la semplicità di chi sa accogliere senza necessità di aggiungere orpelli.

Dopo aver riposato un po’, prima di cena, decidiamo di fare un salto al bar per un aperitivo. Entriamo al 666 non a caso. Lo stile e le persone sedute fuori ci avevano incuriosito. È un luogo davvero singolare. Un bar come, un tempo, ce n’erano tanti nei nostri paesi ma che, oggi, fatichi a credere che possano ancora esistere. I colori delle pareti sono forti e sgargianti e il barman è un tipo simpatico, dalla parlantina facile. Lo sguardo della gente del posto, giustamente, ci segue, curioso nei confronti dei volti nuovi.

Alle 20:30 in punto, con Gianluca e Daniele, che sono venuti in camper e trascorreranno, come noi, la notte ad Aliano, condividiamo il momento della cena preparata da Sisina: piatti tradizionali deliziosi, sapientemente cucinati. Sisina dopo cena viene a salutarci, è un piacere scambiare qualche parola con lei.

Dalla cucina, intanto, arriva già l’odore delle ciambelle in procinto di essere sfornate per la colazione di domani.

Bosco Pantano di Policoro

Dopo l’ottima colazione, siamo ripartiti. Lasciamo alle spalle monti e colline, per volgere il nostro sguardo al mare, quindi a Policoro.

Ci raduniamo presso la sede dell’Oasi WWF di Policoro, dove ad attenderci c’è Tonino Colucci e il suo giovane team. Conosciamo Tonino da diversi anni e apprezziamo il lavoro che viene svolto in questo centro di educazione ambientale e di recupero degli animali selvatici e delle tartarughe marine.

Oggi sarà Simona a guidarci durante la passeggiata.

Dopo un momento di presentazione, intorno alle 10:15 ci avviamo. La macchia mediterranea, che qui primeggia, si presenta a noi in tutte le sue forme variegate. La natura è mutevole in questi ettari di terreno, e noi siamo completamente attoniti dinnanzi a tanta bellezza. Il simbolo di quest’area a forte interesse comunitario, che riunisce circa 17 habitat diversi e 21 specie volatili, è la “Rosalia Alpina”, relitto glaciale appartenente alla famiglia dei coleotteri. Durante il cammino sentiamo il gracidare delle rane palustri e il canto dell’usignolo di fiume che sembravano quasi voler comunicare con noi e raccontare, evidentemente, le loro storie. Non ci ha abbandonati nemmeno la speranza di incontrare finalmente qualche lontra, di cui abbiamo potuto scorgere soltanto poche orme in riva al mare, che, peraltro, tra il mese di luglio e novembre, ospita tante piccole neonate tartarughe marine dopo la “schiusa”. Ma il momento più emozionante, sicuramente, è l’arrivo presso la foce del fiume Sinni che, qui, entra nel mare. Il Sinni è tra i più importanti corsi d’acqua della nostra regione; nasce sul Monte Sirino, nel territorio di Lauria, e da ovest a est percorre tutta la parte meridionale della Basilicata. Accoglie diversi affluenti, tra questi il Peschiera – Frido, che abbiamo costeggiato durante la prima giornata di questo cammino.

Sulla strada del ritorno ci troviamo di fronte a uno sbarramento, siamo costretti a superare un canale d’acqua che sfocia nel mare e l’unico sistema per farlo è saltare o attraversarlo a piedi nudi. La maggior parte propende per la seconda soluzione, solo Matteo, dotato di due gambe piuttosto lunghe, opta per il salto. Qualche temerario, poi, tenterà di imitarlo, finendo in acqua e attirandosi le risate del gruppo.

Rientriamo all’Oasi che sono ormai quasi le 14:00, dopo aver costeggiato il mare di corsa per evitare il forte e violento temporale che di lì a poco si sarebbe scatenato su di noi. La pioggia arriverà quando noi saremo finalmente al coperto, a mangiucchiare il nostro pranzo al sacco.

È il “momento Caccia” a concludere la giornata: anche oggi ci regala storie di vite e una fortissima definizione, quasi politica e ideologica: “la storia è tale quando crea un cambiamento in noi”.

Sono le 16:00 e ovviamente, la visita alle tartarughe, prevista nel pomeriggio, è saltata a causa di una meteorologia primaverile impazzita, così risaliamo sul pulmino per raggiungere l’hotel e riposare qualche ora prima di cena. A cena con noi stasera c’è Rita che, dopo aver partecipato al cammino, e dopo aver salutato la nonna, ci ha raggiunti al ristorante. La sua voce squillante e la sua risata ci rallegrano durante tutta la cena. Rita ha letto i libri di Matteo Caccia ma non ha mai seguito il suo programma radiofonico: alle 22.30 lei normalmente già dorme. Ma questa sera (colpa del vino???) tra un delizioso pane alle noci e le linguine al nero di seppia, giura solennemente che da mercoledì entrerà a far parte della “community” di Pascal.

Sassi di Matera

È il 2 giugno, il compleanno della nostra Repubblica. A Roma tra un po’ inizieranno i cerimoniali, bande di musicisti, frecce tricolore. Noi, invece, oggi ci recheremo a Matera.

Dopo una rapida colazione in hotel, alle 8:40 siamo di nuovo a bordo del nostro furgoncino, pronti a ripartire. Siamo silenziosi stamani, consapevoli, forse, di essere giunti al termine del cammino con Matteo e Francesca. Tra poche ore sarà il momento dei saluti, insieme all’augurio di rivedersi presto. Radio Tour passa un’originalissima versione de “la vie en Rose” e fuori c’è il sole. La strada è libera, incontriamo soltanto una comitiva di “vespisti” sicuramente impegnati in un raduno.

A Matera ci attende un numeroso gruppo di persone per il giro tra i Sassi con Enzo, la nostra guida, e per qualche nuovo racconto di Matteo. Le giornate di Ka art sono fatte di luoghi, storie e persone e oggi ne conosceremo di nuove.

Ad attenderci ci sono anche Angela e il marito, una coppia di Matera che ieri ha partecipato alla passeggiata ad Aliano; lui, agronomo, ci accoglie, sorridente in viso, insieme alla moglie; sono venuti a salutarci e ad offrirci qualche gustosa albicocca di loro produzione; questo ci rende orgogliosi, Ka art è impresso nei cuori dei suoi partecipanti.

Stamattina siamo in tanti, gestire tanta gente non è facile, ma Enzo, con la sua simpatia, riesce a mettere tutti a proprio agio e Rosita, con la sua risolutezza, garantisce l’ordine all’interno della nostra scaletta di appuntamenti. Il cammino procede per le strade di una delle più antiche città esistenti. C’è tanta gente e i gruppi di turisti, provenienti da ogni dove, si confondono tra loro. Ogni tanto qualcuno si ferma, come non fare una foto in quel panorama suggestivo? Enzo continua a descrivere quei luoghi, spesso ironizzandoci su e rendendo quei secoli di storia leggeri e piacevoli.

Arriviamo in via San Biagio, alla libreria per ragazzi “365 storie” intorno alle 12:30. Le libraie, Anna Felicia e Iolanda, gentili e accoglienti, ci fanno accomodare su delle piccole sedioline a misura di bimbo. Sono felici di averci lì, si vede, in questa libreria che hanno aperto, con grande coraggio, circa due anni e mezzo fa.

Matteo è pronto ed inizia a raccontare. Si è appena presentato quando Carmelo, che ha camminato con noi tutta la mattinata, esclama “Ma tu sei Matteo Caccia!?!?” Solo adesso, dopo diverse ore, si è reso conto di aver camminato a fianco del conduttore di Pascal, il programma che lui segue assiduamente ogni sera. La sua esclamazione ad alta voce provoca una sonora risata nel gruppo.

Matteo conclude il cammino raccontandoci altri frammenti di esistenze che nel corso degli anni ha ricevuto da radioascoltatori e ha raccolto e rinnova l’invito a fare altrettanto, a inviargli delle storie evocate dalla passeggiata fatta questa mattina. Da Matera porteremo via con noi il ricordo di luoghi e persone, che sicuramente richiameranno alla mente altri luoghi e altre persone.

Dopo una breve intervista e qualche foto andiamo a pranzo. Oggi il menu è semplice: cicorie e fave con dell’ottimo pane materano abbrustolito. Il caffè non può mancare. Ci dirigiamo verso il parcheggio, lasciamo Matteo nelle mani di Rita, che si è offerta di riaccompagnarlo in aeroporto dovendo, lei, rientrare a Bari. Nel bel mezzo di un violentissimo temporale, noi altri, invece, ripartiamo per Latronico, stanchi ma soddisfatti, incapaci di smettere di parlare dei prossimi appuntamenti.